Poetics

She was born in Italy in 1971 during a period of important cultural and ideological revolutions and reflections.
Her life is rather peculiar.
Having miraculously survived a serious car accident when she was just fifteen months old, she was adopted by an Italo-Columbian family with whom she spent her childhood and preadolescence in Cali (Colombia).
From this strong, violent and contradictory country, Stefania Bonatelli took the depth of sensations and the vigour of feelings that represent her own indelible feature as a person as well as an artist. As far as her experience in Colombia is concerned, she will always cherish the memories of colours, odours, music, dance, flavours but also the images of poverty, crime and despair – even though she has not directly experienced them.
Unforeseeable family events brought her back to the mist of the Po Valley, in Northern Italy, where she experienced different kinds of lifestyles from which she took her extraordinary flexibility and the variety of her creative thought.
She is currently committed to progressing several artistic practices such as drama and dancing while she is going to start her main activity, having graduated from DAMS (Drama, Art and Music Studies) at the University of Turin, Italy.
Stefania Bonatelli has experimented both comfort and discomfort, excitement and discouragement; she has travelled all around the world, from one ocean to the other, carrying her camera and wearing her heart on her sleeve, always ready to give and take while having her restless mind spontaneously dedicated to transforming into art thoughts, words, faces, gestures and objects.
In her own life, as well as in her art, there is not much space for the neutral: beauty is poignant, ugliness is dreadful, brightness and darkness are blinding – the former for the surplus and the latter for the lack of light.
Her whole production is autobiographical, not because she is the only point of reference of her own work, but in the sense that whatever the subject on which her lens dwells upon, the artist has already instilled her visceral human participation.
It is not a coincidence that she has identified her mantra in the verse of the sixteenth-century poetGaspara Stampa “to live in burning and never notice pain”.

(Text by Andreina Martini)

Nasce nel 1971, periodo in Italia di ripensamenti e rivoluzioni culturali e ideologici.
C’è poco di usuale nella sua vita.
Uscita, all’età di quindici mesi, miracolosamente indenne da un incidente d’auto mortale, viene adottata da una famiglia italo-colombiana con la quale trascorre, a Cali(Colombia), tutta l’infanzia e la pre-adolescenza. Da questa terra forte, violenta, contraddittoria, Stefania Bonatelli deriva l’intensità delle sensazioni e il vigore dei sentimenti, che resteranno una sua caratteristica indelebile come persona e come artista. Della Colombia le resteranno nell’ anima i colori, gli odori, le musiche, le danze, i sapori dei cibi ma anche – se pure percepite da lontano – le immagini della miseria, della criminalità, della disperazione.
Situazioni familiari non prevedibili la riportano tra le brume padane a sperimentare stili di vita i più disparati dai quali trarrà la sua straordinaria flessibilità e la molteplicità del suo pensiero creativo.
Esercita attività artistche come il teatro e la danza mentre già si avvia verso quella che diverrà la sua professione primaria, dopo la laurea al DAMS, conseguita presso l’Università di Torino.
Stefania Bonatelli ha conosciuto il benessere e il malessere, l’esaltazione e lo sconforto, ha viaggiato il mondo al di qua e al di là dell’oceano con la sua macchina a tracolla e il suo cuore ‘in mano’ pronto a dare e a ricevere e con la sua mente inquieta spontaneamente volta a trasfigurare nell’arte pensieri parole volti gesti oggetti.
Nella sua persona, come nella sua arte c’è poco spazio per il neutro: il bello è struggente, il brutto agghiacciante, la luminosità e il buio accecano, l’una per eccesso l’altro per difetto di luce.
Tutta la sua produzione è autobiografica, non nel senso che abbia come unico referente se stessa, ma nel senso che qualunque sia il contenuto del tema sul quale si sofferma il suo obiettivo, già l’artista vi ha trasfuso la sua viscerale partecipazione umana.
Non a caso ha riconosciuto il suo mantra nel verso della poetessa cinquecentesca Gaspara Stampa “viver ardendo e non sentire il male”.

(testo di Andreina Martini)