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slight ocular dryness

32x32cm each one
38×70,5cm pairs
Print: Ink on cotton paper Matt Fine Art Hahnemühle 308 gr

©2008/2010

Project realised using medium format cameras and film 120.
They are non-projectual photographs, in fact they emphasize a fortuitous look and, as a consequence, a fortuitous snapshot.

As soon as I took possession of these cameras, I was affected by an eye inflammation that compromised my sight and altered my view for a few weeks or so.
Since then, this dim ‘scenery’ pushed me towards a new form of experimentation: subjects became secondary compared to the outcome that might arose from my work, i.e. fuzzy, blurred, doubled photographs. A few months later, although my disease was over, I kept on taking pictures as if my health problem had not been solved yet.

Contrary to my usual way of proceeding, that consists in following a pre-arranged, detailed plan, leaving only little space to fortuitousness, in this particular case the association of different elements derives from an extemporaneousness that reflects the events and emotions of the last three years of my life in a chronological order.
It is a sort of ‘diary of the soul’ that almost claims its independence from the places where the photographs were taken (Croatia, England, Colombia, Italy, Switzerland); it is a challenge but also a test of the limits and the boundless possibilities of both the technical and physical potentials.

 32x32cm ciascuna
38×70,5cm binomio
stampa getto d’inchiostro su carta cotone Matt Fine Art Hahnemühle 308 gr

©2008/2010

Progetto realizzato con apparecchi fotografici medio formato con pellicola 120.
Sono fotografie a-progettuali, sottolineano anzi la casualità dello sguardo e di conseguenza dello scatto.

In concomitanza con la presa di possesso di una di queste macchine, l’artista è stata colpita da un’infiammazione oculare che le ha per qualche settimana compromesso la vista e alterato la visione.
Da quel momento lo ‘scenario’ offuscato le ha suggerito la sperimentazione: i contenuti sono risultati secondari agli esiti che potevano scaturirne, cioè fotografie sfocate, mosse, sdoppiate. E così a seguire nei mesi, anche a patologia risolta, ha continuato a scattare come se il disturbo fosse ancora in corso.

Contrariamente al suo usuale modo di procedere, in cui segue un percorso preordinato fin nei dettagli lasciando piccoli spazi al casuale, qui gli accostamenti derivano da una estemporaneità che riflette in ordine non cronologico, eventi ed emozioni degli ultimi tre anni della sua vita.
E’ una sorta di diario dell’anima, quasi indipendente dai luoghi in cui le fotografie sono state scattate (Croazia, Inghilterra, Colombia, Italia, Svizzera), è sfida e banco di prova sia del potenziale tecnico sia di quello fisico, nei loro limiti e nelle loro sconfinate possibilità.